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musikAtelier presenta il nuovo Cd 

 

“Giovanni Battista Zotti - volume 3”

(cd mkA 04754-4)


 

Giovanni Battista ZOTTI

 

VOLUME 3

 

ADD Cd mkA 04754-4
 
1.   ESPLOSIONE                                           

2.   STALATTITI                                            

3.   RUPE                                                     

4.   IL POETA E UN OPERAIO            

7.   REPERCUSSIO(N)                                    
6.   SCHIZOFRENIA RADIOFONICA
8.   VIAGGIO ATTRAVERSO UN SOGNO      
9.   RICERCARE TEMPORALE                    
5.   VENTI ORIENTALI                             
10. Quindi non si tratterà di...                   
                                                    
dedicato a Veronica Zotti
tutti i brani composti ed eseguiti da Giovanni Battista Zotti
note di copertina di Marcello Abbado
prodotto da Francesco Rampichini
progetto grafico di Ettore Lariani

Nove brani risalenti agli anni ’80. Il Cd chiude il trittico a lui dedicato con la soddisfazione di aver reso disponibili le composizioni dell’indimenticabile maestro, amico e socio fondatore dei CPSM.
Note di copertina di Marcello Abbado.
(Cd mkA 04754-4 - Prodotto da Francesco Rampichini per musikAtelier).

Potete prenotare le vostre copie scrivendo a: musikatelier@libero.it
 
 

Note di copertina di Marcello Abbado per il Cd: GIOVANNI BATTISTA ZOTTI VOLUME III

Per la terza volta ascolto un cd con composizioni di Giovanni Battista Zotti. Il mondo interiore di Battista mi si era rivelato già all’ascolto del suo primo cd: era stata una grande sorpresa, perché le sue composizioni mi avevano permesso di conoscere un uomo diverso da quello che avevo avuto occasione di incontrare solo superficialmente.
Oggi di nuovo ascolto un compositore inimmaginabile, imprevedibile ma coerente nelle sue immaginazioni. L’ascolto di “Rupe” mi rinnova l’angoscia già provata con altre musiche drammatiche di Battista Zotti. Da un altro mondo terribile giungono voci e risonanze lugubri. Tutto è ininterrottamente drammatico.
Anche il “Viaggio attraverso un sogno” è un incubo. Il sogno si sviluppa su tre livelli musicali: un pedale grave, un gruppo di percussioni sovrapposte a livello intermedio, e ululati acuti che si alternano a grugniti. Tutto è spaventosamente angosciante.
“Stalattiti” è sorprendente. I giochi timbrici e ritmici sono continui. La composizione è costruita su due livelli: infatti sotto ai giochi timbrici acuti vi è un continuo pedale grave, come un flusso di corrente sommersa o sotterranea.
La costruzione di “Il poeta è un operaio” è evidente. Vi sono voci parlate e voci e suoni gementi. Vi sono continue risonanze leggere, molto poetiche. La voce parlata protagonista prende il sopravvento, cresce di livello fonico, giunge al suo acme, poi si affievolisce. Rimane la risonanza poetica: è ciò che premeva a Battista.
Anche in “Venti orientali” vi sono atmosfere rarefatte: strumenti acuti, voci e sussurri lontani. Si aggiungono effetti corali suggestivi. Non prevedibile è un grande crescendo finale, che si smorza all’improvviso.
Queste cinque composizioni ci rivelano un compositore che crea immagini sonore assolutamente personali: appartengono a lui e lui vi si rifugia dentro: perché quello è il suo vero mondo.
Invece quando Giovanni Battista Zotti vuole affrontare il mondo esterno che lo circonda, si inaridisce e si trasforma negativamente. Basta il titolo “Ricercare temporale” per comprendere che il quadro è esattamente l’opposto del mondo poetico interiore di Battista. Il “Ricercare temporale” si svolge con percussioni e suoni campionati molto banali, addirittura molto brutti. Il discorso musicale non c’è. Ritmicamente tutto è senza fantasia, sembra frutto di una volontà di non avere scintille.
Ugualmente lo “Studio per batteria” è deludente. Vi è scarsa dinamica, ritmicamente non è innovativo. E’ monotono, ma soprattutto la batteria è quasi inesistente. Sorge il dubbio che anche la batteria faccia parte di quel mondo che Battista rifiutava: uno “studio” per una “non batteria”, addirittura un “non studio”. Perché quasi nove minuti di monotonia possono significare anche questa volta la volontà di realizzare il nulla.
“Schizofrenia radiofonica” non lascia invece dubbi. E’ un pot-pourri. Ripetizioni ossessive di decine di frammenti idioti. Questo è il mondo reale che disturbava Giovanni Battista Zotti. E allora nascono montaggi ironici, beffardi, dissacranti. A un certo punto del lunghissimo montaggio sembra vi sia addirittura un conato di vomito. Tutto è una follia.
La contrapposizione tra il mondo reale in cui viveva e il mondo interiore in cui si rifugiava ci fa capire quanto Giovanni Battista Zotti abbia sofferto nel trovarsi a contatto con una realtà che lo metteva a disagio. Si rifugiava infatti nei suoi sogni sonori, trasportato dai suoi venti. Viveva con l’immaginazione.
 

Marcello Abbado
Stresa, 19 luglio 2003
 


 

Sono ancora disponibili i due Cd precedenti:
 

                            “Giovanni Battista Zotti - volume 1”   (cd mkA 04754-2)

“Credevo di conoscere Giovanni Battista Zotti. Sensibile, intelligente, volitivo, impegnato in tutto ciò che voleva realizzare. Docente appassionato, musicista ricco d’interessi, uomo convinto delle proprie idee. Credevo di conoscerlo. Oggi ho ascoltato le sue composizioni musicali: ho conosciuto il vero Giovanni Battista Zotti. Il primo impatto è stato sconvolgente."

(Marcello Abbado)

 


 
 

“ZOTTI - volume 2”   (cd mkA 04754-3)

“Le composizioni di questo secondo Cd appartengono a un periodo precedente della vita di Zotti. La caratteristica di composizioni come Attesa e Omaggio a… è la costruzione di un mondo siderale. Quei suoni non appartengono al normale mondo terrestre, ma sono i suoni di un mondo superiore (…) Non è il mondo drammatico dell’ultimo Zotti, ma è un mondo in cui Zotti si rifugia.
(…) di lui avevo capito solo ciò che lui voleva si capisse. Invece attraverso la sua musica ho capito tante cose sue: intime e profonde."

(Marcello Abbado)


 

Per richieste Cd e informazioni
contattare musikAtelier:
tel.: 02 89512883
fax: 02 700402462
e-mail: musikatelier@libero.it
web: www.musikatelier.lookscool.com




 

Giovanni Battista Zotti 

Berlingo (Brescia), 4 luglio 1954 – S. Donato (Milano), 24 aprile 1998. 

Nota biografica a cura di Francesco Rampichini
 

Giovanni Battista Zotti studiò e visse a Milano, dove si diplomò in pianoforte con il M° Alberto Colombo e in composizione elettronica con il M° Angelo Paccagnini presso il Conservatorio "G. Verdi".
Terminati gli studi divenne titolare di una cattedra di Educazione Musicale nella Scuola Media Statale. In questo ruolo portò un contributo ben al di là del suo incarico, tanto che nell'Istituto in cui operò gli è oggi intitolata l'“Aula Informatica” allestita grazie al suo attivo interessamento e alla sua competenza in materia. Infatti, oltre che pianista, organista, compositore e didatta, Battista Zotti fu un vero pioniere informatico: già negli ani ‘70 il suo Apple II usato come campionatore faceva parte del suo strumentario quanto il pianoforte. Tenne corsi e seminari di musica elettronica e informatica in scuole di ogni ordine e grado: in Conservatorio come all'Istituto Europeo di Design (memorabile una sua lezione sulle "nuove frontiere" nei rapporti fra musica e architettura). Sino a un anno prima della sua scomparsa tenne importanti corsi per disabili della vista presso l'Università Bocconi e in sedi della Regione Lombardia sull'utilizzo del computer, di cui aveva immediatamente colto le potenzialità per l'autonomia e l'emancipazione della persona con handicap. Questi temi furono spesso oggetto di battaglie e scelte personali tutt'altro che comode, condotte nel nome del diritto e della dignità di ognuno. 
Battista Zotti è stato tra l'altro il primo non vedente italiano ad avere un sito web e, soprattutto, a crearselo autonomamente. Ma l'importanza del suo ruolo culturale e del suo intervento nel sociale si esplicò in molte attività. Nella seconda metà degli anni ‘70 fu protagonista e promotore - insieme ad Emilia Fadini e pochi altri - dell'ormai storica occupazione del Conservatorio di Milano e della conseguente apertura serale delle sue aule alla particolarissima esperienza dei "Corsi Popolari Serali di Musica" (CPSM), nati e sopravvissuti sino ad oggi anche grazie alla sua ferma convinzione della necessità di avvicinare alla musica – sopperendo alla latitanza dello Stato – gli adulti estraniati dal circuito elitario del suo apprendimento per ragioni economiche o anagrafiche. In questa scuola Battista Zotti insegnò composizione, pianoforte, teoria musicale e musica elettronica senza risparmiarsi, e di essa fu più volte eletto Presidente per la sua rappresentatività, il suo ruolo storico e la stima incondizionata delle migliaia di associati. Grande rispetto del suo lavoro e delle sue doti uniche di intelligenza e professionalità manifestarono sia il M° Marcello Abbado, già direttore del Conservatorio, sia le molte personalità della musica e della cultura che con lui entrarono in contatto e strinsero amicizia su solide basi di stima reciproca, come il M° Paolo Arata o il pittore Paolo Baratella, per il quale Battista Zotti creò l'ambientazione sonora di un'importante esposizione al Palazzo d'Arte Contemporanea di Ferrara. Ancora, lo conobbero e stimarono, tra gli altri, personaggi come il compositore Karlheinz Stockhausen e l'editore Carlo Feltrinelli. Collaborò alla realizzazione di vari Lp e pubblicazioni didattiche di piccoli e grandi editori, fra i quali Ricordi. Nel 1988 produsse Vedere, cassetta che raccoglie sette sue composizioni originali di musica elettronica. Avrebbe cominciato proprio a fine secolo, nella pienezza della sua maturità, a raccogliere i frutti di un lavoro e di una produzione intellettuale e artistica di primissimo ordine. Docenti universitari, direttori di importanti organi di stampa e personalità politiche, ne ammirarono il grande talento e non di rado vi ricorsero. Dette molti concerti come pianista e organista, sia da solista sia in orchestra o in ensemble cameristici, ebbe centinaia di allievi che lo amarono e impararono da lui il senso e il piacere della musica, e chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo ricorda la profondità della sua intelligenza, la vastità della sua cultura e la disponibilità disinteressata con cui offrì aiuto e amicizia a chiunque ne avesse bisogno. Fu soprattutto un uomo senza compromessi, il cui grandissimo rigore e la cui ferma coerenza nel perseguire e difendere le proprie idee sono state e saranno di continuo esempio. Le sue opere musicali sono un patrimonio in parte ancora da scoprire e in via di catalogazione: musica elettronica, composizioni per coro e orchestra, musica strumentale varia. Parte di questo materiale è già stata raccolta in due Cd prodotti da Francesco Rampichini per musikAtelier, altro lo sarà in una prossima uscita prevista per aprile 2003.
La sua prematura scomparsa è una perdita gravissima per la musica e per la cultura nel senso più ampio e alto del termine, e lascia un vuoto incolmabile nella città dove visse e operò. 
A noi, che siamo grati della sua lezione di vita e della sua arte, resta la ricchezza della sua umanità e del suo pensiero come guida ed esempio per il tempo a venire.

 


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