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musikAtelier presenta:  

Giovanni Battista Zotti - Socio fondatore dell'Apertura Serale-Cpsm

Berlingo (Brescia), 4 luglio 1954 – S. Donato (Milano), 24 aprile 1998. 

Nota biografica a cura di Francesco Rampichini


Giovanni Battista Zotti - VOLUME 1
(cd mkA 04754-2)

 


“Credevo di conoscere Giovanni Battista Zotti. Sensibile, intelligente, volitivo, impegnato in tutto ciò che voleva realizzare. Docente appassionato, musicista ricco d’interessi, uomo convinto delle proprie idee. Credevo di conoscerlo. Oggi ho ascoltato le sue composizioni musicali: ho conosciuto il vero Giovanni Battista Zotti. Il primo impatto è stato sconvolgente."

Marcello Abbado

 



ZOTTI - VOLUME 2
(cd mkA 04754-3)

“Le composizioni di questo secondo Cd appartengono a un periodo precedente della vita di Zotti. La caratteristica di composizioni come Attesa e Omaggio a… è la costruzione di un mondo siderale. Quei suoni non appartengono al normale mondo terrestre, ma sono i suoni di un mondo superiore (…) Non è il mondo drammatico dell’ultimo Zotti, ma è un mondo in cui Zotti si rifugia.
(…) di lui avevo capito solo ciò che lui voleva si capisse. Invece attraverso la sua musica ho capito tante cose sue: intime e profonde."

Marcello Abbado



ZOTTI VOLUME 3

(cd mkA 04754-4)

Per la terza volta ascolto un cd con composizioni di Giovanni Battista Zotti. Il mondo interiore di Battista mi si era rivelato già all’ascolto del suo primo cd: era stata una grande sorpresa, perché le sue composizioni mi avevano permesso di conoscere un uomo diverso da quello che avevo avuto occasione di incontrare solo superficialmente. 
Oggi di nuovo ascolto un compositore inimmaginabile, imprevedibile ma coerente nelle sue immaginazioni. L’ascolto di “Rupe” mi rinnova l’angoscia già provata con altre musiche drammatiche di Battista Zotti. Da un altro mondo terribile giungono voci e risonanze lugubri. Tutto è ininterrottamente drammatico.

Anche il “Viaggio attraverso un sogno” è un incubo. Il sogno si sviluppa su tre livelli musicali: un pedale grave, un gruppo di percussioni sovrapposte a livello intermedio, e ululati acuti che si alternano a grugniti. Tutto è spaventosamente angosciante.

“Stalattiti” è sorprendente. I giochi timbrici e ritmici sono continui. La composizione è costruita su due livelli: infatti sotto ai giochi timbrici acuti vi è un continuo pedale grave, come un flusso di corrente sommersa o sotterranea.

La costruzione di “Il poeta è un operaio” è evidente. Vi sono voci parlate e voci e suoni gementi. Vi sono continue risonanze leggere, molto poetiche. La voce parlata protagonista prende il sopravvento, cresce di livello fonico, giunge al suo acme, poi si affievolisce. Rimane la risonanza poetica: è ciò che premeva a Battista.

Anche in “Venti orientali” vi sono atmosfere rarefatte: strumenti acuti, voci e sussurri lontani. Si aggiungono effetti corali suggestivi. Non prevedibile è un grande crescendo finale, che si smorza all’improvviso.

Queste cinque composizioni ci rivelano un compositore che crea immagini sonore assolutamente personali: appartengono a lui e lui vi si rifugia dentro: perché quello è il suo vero mondo.

Invece quando Giovanni Battista Zotti vuole affrontare il mondo esterno che lo circonda, si inaridisce e si trasforma negativamente. Basta il titolo “Ricercare temporale” per comprendere che il quadro è esattamente l’opposto del mondo poetico interiore di Battista. Il “Ricercare temporale” si svolge con percussioni e suoni campionati molto banali, addirittura molto brutti. Il discorso musicale non c’è. Ritmicamente tutto è senza fantasia, sembra frutto di una volontà di non avere scintille.

Ugualmente lo “Studio per batteria” è deludente. Vi è scarsa dinamica, ritmicamente non è innovativo. E’ monotono, ma soprattutto la batteria è quasi inesistente. Sorge il dubbio che anche la batteria faccia parte di quel mondo che Battista rifiutava: uno “studio” per una “non batteria”, addirittura un “non studio”. Perché quasi nove minuti di monotonia possono significare anche questa volta la volontà di realizzare il nulla.

“Schizofrenia radiofonica” non lascia invece dubbi. E’ un pot-pourri. Ripetizioni ossessive di decine di frammenti idioti. Questo è il mondo reale che disturbava Giovanni Battista Zotti. E allora nascono montaggi ironici, beffardi, dissacranti. A un certo punto del lunghissimo montaggio sembra vi sia addirittura un conato di vomito. Tutto è una follia.
La contrapposizione tra il mondo reale in cui viveva e il mondo interiore in cui si rifugiava ci fa capire quanto Giovanni Battista Zotti abbia sofferto nel trovarsi a contatto con una realtà che lo metteva a disagio. Si rifugiava infatti nei suoi sogni sonori, trasportato dai suoi venti. Viveva con l’immaginazione.

Marcello Abbado
Stresa, 19 luglio 2003

Richieste Cd e informazioni:
e-mail: info@musikatelier.it
web: musikatelier.it